Progetto Ragù. Da Bologna la piattaforma di ricerca sulla cucina tradizionale italiana con le ricette di famiglia

Questo articolo, apparso sul Gambero Rosso in agosto 2019, illustra il progetto per la raccolta di ricette di famiglia ideato da Mila Fumini a cui sto collaborando.

L’IDEA DI MILA FUMINI, SPECIALIZZATA IN RICERCHE D’ARCHIVIO, È QUELLA DI RENDERE FRUIBILI ONLINE LE MEMORIE GASTRONOMICHE DELLE FAMIGLIE ITALIANE, ATTRAVERSO UN LAVORO ACCURATO DI RICERCA SU RICETTE E ANEDDOTI DEL PASSATO. E GRAZIE ALLO STRUMENTO DELLE DIGITAL HUMANITIES, A VANTAGGIO DI UN’ARCHEOLOGIA DEL CIBO CONDIVISA DA TUTTI. CI RACCONTA IL PROGETTO RAGÙ.

Progetto Ragù. Gli inizi

Era il periodo di Natale 2017, ho aiutato un’amica a sgomberare la cantina della casa che aveva appena comprato in Bolognina” esordisce Mila Fumini recuperando il bandolo della matassa che a breve ci porterà a scoprire il progetto Ragù. “Trovammo intere scatole di fogli e appunti con le “cose di casa”: appunti delle spese, note, ricordi e un quaderno di ricette. In quelle settimane insieme a due amici, Matteo Viscardi che si occupa di archiviazioni digitali e Franco Motta che è docente di Storia Moderna all’Università di Torino, stavamo ragionando su un progetto di digitalizzazioni di ricette antiche. Insieme ad Alessandro Volpi, che è stato tra i primi a occuparsi di “reti” informatiche pubbliche (fu tra i redattori della prima Rete Iperbole di Bologna), durante quelle vacanze di Natale facemmo una prima prova sul quaderno di ricette in questione. Da un semplicissimo quaderno nacquero diverse chiacchierate e il racconto di tanti aneddoti”.

Mila Fumini
Mila Fumini

Progetto Ragù. Reti e Archivi del gusto: il ruolo delle Digital Humanities

Anche così, da queste chiacchierate tra appassionati di memorie – gastronomiche e non solo – nasce il progetto RAGÙ – Reti e Archivi del Gusto, che porta la paternità di Mila Fumini: “Per lavoro mi sono spesso occupata di archivi storici e di manoscritti. Negli ultimi anni, la parte che si occupa della loro digitalizzazione e messa in rete, le cosiddette Digital Humanities, rappresenta per me il paradigma verso cui la ricerca storica debba tendere. E in questo ambito ho iniziato a riflettere sulla memoria storica della mia famiglia”. E quindi anche tutto quanto avveniva, e si è tramandato, nella cucina di casa: “Negli ultimi anni, fortunatamente da un certo punto di vista, abbiamo visto il recupero di molti saperi legati al cibo, alle ricette, alla lavorazione di certi ingredienti, alla salvaguardia di alcuni di essi. A volte però ho avuto l’impressione che la notorietà e la spettacolarizzazione la avessero da padrona, quando invece per me, cucinare è primariamente un atto di puro amore: vado a ripescare nei ricordi di come quel piatto lo abbia visto fare da mia madre, da mia zia, o quali varianti abbiano apportato alla ricetta le persone che ho amato”.

Un piatto di maccheroni al ragù secondo la ricetta di Pellegrino Artusi

Ma voi, come lo fate il ragù?

Dunque tutto è iniziato proprio così, quasi per caso, con un post sui social network in cui Mila, alle prese con la preparazione di un ragù per i suoi ospiti, interpellava i suoi amici virtuali sulla questione: “Ma voi, come lo fate il ragù?”. Per una giornata intera le risposte fioccarono numerose, spesso corredate di ricette con i rispettivi ricordi di famiglia (a tal proposito si è espresso, molto tempo fa, anche Pellegrino Artusi). Nella sua dimensione web, Ragù riunirà anche questi spunti. Non con l’obiettivo di battezzare l’ennesimo portale di ricette, ma proprio per mettere le Digital Humanities di cui sopra al servizio della memoria gastronomica: “Tutte le ricette saranno fotografate, rese navigabili, trascritte e avranno collegamenti di approfondimento sulla storia della ricetta, gli ingredienti, la loro tradizione all’interno delle famiglie e – speriamo di riuscire a costruirlo – anche una parte di risorse video, con i detentori della ricetta chiamati a raccontare aneddoti e ricordi di famiglia”.

Un ricettario antico scritto a mano, aperto sulla pagina delle torte

Il valore delle ricette di famiglia

Le ricette di famiglia, spiega Mila, sono una incredibile fonte storica, “tanto più quei foglietti, spesso macchiati da tracce degli ingredienti usati”. Spesso sono scritti da persone che non avevano ricevuto un’istruzione: “Così magari si intuisce lo sforzo della “bella grafia” di chi non era abituato a scrivere. E altrettanto spesso sono scritti di donne. Sovente, infine, ci raccontano le varianti alle ricette magari più famose o ufficiali, per motivi di gusto, possibilità economiche o legati alla reperibilità degli ingredienti”. Per intraprendere il progetto, che proprio in queste settimane sta partendo, Mila ha potuto contare sul supporto di Luca Cesari, storico della cucina (numerosi i suoi contributi sul tema per il sito del Gambero Rosso ) e del dialogocon Piercarlo Grimaldi, già Rettore dell’Università del Gusto di Pollenzo e fautore dell’archivio storico antropologico I Granai della Memoria.

Una piattaforma di ricerca sulla cucina tradizionale italiana

Così è arrivata l’intuizione di arricchire il lavoro di ricerca e raccolta con una serie di incontri pubblici, che alimenteranno il progetto, in coerenza con la sua finalità più peculiare: scommettere sul valore culturale di un’ “archeologia del cibo” in grado di ridare voce a quell’universo di “microcucine” che è l’Italia, fatta di dialetti, storie locali, tradizioni familiari, ritualità e simbologie. Ben oltre le abusate ricette della nonna, e su un duplice orizzonte: l’oralità degli anni Quaranta-Sessanta del Novecento e la letteratura culinaria, tra saggi, riviste periodiche, ricettari di ristoratori, note manoscritte, pubblicità. Cosa vuole essere, quindi, Ragù? “Una piattaforma di ricerca e informazione sulla cucina tradizionale italiana e sulla socialità legata al cibo”.

Portate le vostre ricette. Il calendario degli incontri

Il primo appuntamento di crowdsourcing si concretizzerà durante la settimana della Sagra del tortellino tradizionale di Castelfranco Castelfranco Emilia, dal 6 al 15 settembre: “Un’opportunità per chiamare a raccolta chiunque voglia condividere con noi le proprie ricette di famiglia, che io e Luca fotograferemo per arricchire l’archivio”. Ma Ragù sarà presente anche al Mercato  ritrovato di Bologna di Bologna, ogni sabato mattina di settembre e ottobre, oltre che in occasione della giornata dedicata alle Ricette ritrovate del 28 settembre. Poi la parte “pubblica” della raccolta delle ricette dovrebbe spostarsi a Palazzo Re Enzo, presso gli spazi di Bologna Welcome, durante il mese di dicembre. “Speriamo di arrivare a gennaio con un numero congruo di ricette che ci permetta l’elaborazione e la pubblicazione di una prima bozza del portale. A fine marzo a Pollenzo si terrà l’incontro annuale del Parabere Forum, e spero di riuscire a discutere con tutte le partecipanti del progetto”.

Supporter e finanziamenti

Progetto che parte con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, quello del Comune di Bologna attraverso l’assessore alla cultura e alle attività turistiche Matteo Lepore, quello di Castelfranco Emilia.

. Il Sindaco di Castelfranco Emilia Giovanni Gargano dichiara: “Siamo orgogliosi di essere i principali sostenitori di questa importante iniziativa. Le ricette tradizionali del nostro territorio hanno infatti un grande valore: rappresentano le nostre radici, un patrimonio storico della cultura gastronomica. Si tratta di una ricca testimonianza che rischia di andare perduta. Grazie alla partecipazione dei cittadini stiamo lavorando per raccoglierla, conservarla, valorizzarla e renderla disponibile per tutti.”

Oltre al sostegno di Housatonic, agenzia di Bologna che si occupa di facilitazione grafica e comunicazione che del progetto è main sponsor, l’azione di avvale della collaborazione del Future Food Network  presieduto da Sara Roversi e del Mercato ritrovato di Bologna presieduto da Giorgio Pirazzoli.

Auspicando che presto anche Casa Artusi e l’Università di Pollenzo possano entrano in squadra: “Mi piacerebbe ottenere i finanziamenti per elargire borse di studio a studenti e storici che possano occuparsi del progetto. E spero che i produttori e le aziende del food, siano d’accordo con il pensiero che della produzione enogastronomica è importante anche la dimensione storica e testimoniale, come motivazione per sostenerci.”

a cura di Livia Montagnoli