Osteria Al becco di legno a Bologna, recensione: la buona trattoria fuori dai radar gastrofighetti

Recensione apparsa sul sito Dissapore il 9 settembre 2021

Osteria Becco di Legno, a Bologna, è trattoria con i piatti di una volta, fuori dai radar e poco fuori dal centro, che andrebbe tutelata come i panda allo zoo di Pechino: la nostra recensione.

Cos’è una trattoria? Sinceramente non lo so più e anche quando lo trovo scritto nel nome del locale ho qualche dubbio, è per questo che dà soddisfazione trovarne una vecchio stampo, di quelle in via d’estinzione. A Bologna molte si sono trasformate in ristoranti con ampia scelta di piatti che “coniugano la tradizione con l’innovazione”, corposa carta dei vini, servizio impeccabile e conto (ahimè) sempre salato. Della trattoria è rimasta la tovaglia a quadretti, a volte neanche quella. Se l’evoluzione della trattoria è il ristorante, quella dell’osteria è invece la trattoria e l’Osteria Becco di Legno per fortuna si è fermata lì: pochi piatti, praticamente sempre gli stessi, con minime variazioni stagionali (d’estate non fanno i tortellini in brodo) senza concessioni all’innovazione perché squadra che vince non si cambia.

Osteria Becco di Legno, Bologna
Osteria Becco di Legno, Bologna

L’osteria si trova poco fuori dal centro storico, nei pressi dell’ospedale Sant’Orsola, nel rione Cirenaica, un quartiere popolare, ma di quelli costruiti nella prima metà del secolo, che avevano ancora una loro grazia, non lontano dalla storica casa di Guccini in via Paolo Fabbri 43. L’osteria è segnalata da un cartello non troppo visibile e, nel nostro caso, dall’oste in maglietta seduto sul marciapiede a godersi un po’ d’aria prima di iniziare il servizio in cucina.

Osteria Becco di Legno, Bologna
Osteria Becco di Legno, Bologna
Osteria Becco di Legno, Bologna

Si potrebbero contare gli anni dalle mani di vernice marrone che è stata stesa sui pesanti tavoli, panche e pannelli di legno alle pareti, gli unici arredi insieme agli attaccapanni in ferro battuto, la grande lavagna nera e le bottiglie sullo scaffale in alto che costituiscono l’unica forma di carta dei vini. In parole povere il posto perfetto dove vorrei entrare in un giorno di pioggia.

Siccome c’era il sole, e pure parecchio, ci hanno fatto accomodare in un cortiletto interno con sedie e tavoli in plastica grigia che come unica apparecchiatura una tovaglietta di carta gialla stampata con la cartina dell’Italia circondata dai nomi dei vini tipici. Il menu è di una pagina sola con 4 primi – più un fuori menu – e 3 secondi (cotoletta, sformato e formaggio fuso) declinati in varie versioni tra cui scegliere, tanto la maggior parte della clientela che sta riempiendo i tavoli sa già cosa prendere prima di sedersi. Alla nostra richiesta del vino, la cameriera ci invita a fare un giro all’interno per scegliere liberamente quello che si trova lungo gli scaffali, ma alla fine ci accordiamo per un sangiovese che arriva già stappato, ça va sans dire, e mi accorgo che questo posto mi era davvero mancato.

Osteria Becco di Legno, Bologna
Osteria Becco di Legno, Bologna

I primi non sbagliano. La classica gramigna con la salsiccia (9 euro) è saporita, legata da un nonnulla di besciamella e non lascia unto al fondo al piatto; le tagliatelle verdi all’ortica (10 euro) sono corpose, sode, dallo spessore generoso e un ragù davvero curioso che mi sono fatto spiegare dall’oste (controso solo all’apparenza) fatto con solo manzo, pancetta di maiale, pochi “odori” e solo un’ombra di pomodoro (un cucchiaio di triplo concentrato per chilo di macinato). I più esperti riconosceranno un ragù che ormai non fa più nessuno a bologna e sembra venuto fuori direttamente dalla prima edizione del Talismano della felicità del 1927. Stessa cosa per il piatto fuori menu che ci recita la cameriera: spaghetti alla chitarra, pomodoro fresco, basilico, guanciale e pecorino: si faceva prima a chiamarla amatriciana, ma la ritrosia è giustificata per evitare i commenti di tutti quelli che recitano a memoria il disciplinare. Anche in questo caso sembra una ricetta di Ada Boni che, nella sua semplicità, non sbaglia nulla.

Quando la cameriera ritira i piatti ci fa tenere la forchetta, come a casa, perché arrivano i secondi. La cotoletta alla bolognese (13 euro) è “sbagliata”, come si dice del Negroni, ovvero l’ordine degli ingredienti è invertito ed è sovrastata da una larga fetta di prosciutto: buona ma non memorabile, così come la cocotte con patate formaggio e mortadella dal sapore casalingo.

Il conto è assolutamente onesto e fa venire voglia di tornare più spesso, magari in inverno, quando la sostanziosa cucina bolognese ha qualcosa in più da dire. Per il resto il servizio un po’ alla buona, l’oste ruvido (una classe estinta perché non si riproduce in cattività) e la cucina di una volta, questa volta davvero, sono qui di casa.

Osteria Becco di Legno, Bologna

Opinione

trattorie

Locale storico fuori le mura che ha conservato l’impronta ruspante delle trattorie di una volta. I piatti sembrano usciti direttamente da un ricettario degli anni trenta e non concedono nulla alle mode passeggere, in perfetta sintonia con l’arredamento e il servizio. La cucina è solida e gustosa e i prezzi contenuti.


PRO

  • Una vera trattoria, pochi piatti e ben eseguiti, soprattutto i primi
  • Prezzi contenuti

CONTRO

  • Il servizio può risultare ruvido, sconsigliato ai gastrofighetti
  • La scelta dei piatti e dei vini è limitata

VOTO DISSAPORE: 7 / 10