Che fregatura il caffè più caro del mondo!

Che fregatura il caffè più caro del mondo!

Articolo apparso sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore il 21 giugno 2026, nella rubrica «Indovina chi sviene a cena»

Nell’insuperabile commedia di Dino Risi Straziami ma di baci saziami, c’è una scena che vale la pena ricordare. Nino Manfredi, nei panni di un cameriere, arriva con una bottiglia impolverata mentre il ricco padrone di casa sta annunciando agli ospiti che stapperà nientemeno che un Frescobaldi del 1911. Segue la liturgia dell’apertura della preziosa bottiglia, l’assaggio degno di un sommelier e infine il giudizio estatico «è veramente un vino unico: ha un che di mediceo, è una meraviglia!». Peccato che il cameriere avesse scambiato inavvertitamente la bottiglia con una delle cantine sociali di Velletri.

Questa scena mi è tornata in mente guardando il servizio di Sabrina Giannini sul Kopi Luwak, un caffè che sul mercato può raggiungere i cinquecento euro al chilo. Si tratta di una specialità indonesiana ottenuta dai frutti del caffè dati in pasto a piccoli zibetti: questi animaletti digeriscono la polpa delle drupe ed espellono i chicchi intatti. La sua fama deriva dall’idea che il passaggio attraverso l’apparato digerente dello zibetto conferisca al caffè caratteristiche aromatiche ineguagliabili, tali da giustificarne il prezzo elevatissimo.

Tonnellate di questo caffè vengono vendute ogni anno a chi desidera assaporare un prodotto unico al mondo ed è disposto a pagarlo a caro prezzo. Anche le sofferenze dei zibetti tenuti in gabbia sono considerate solo un danno collaterale, pur di ottenere il migliore caffè del mondo. La qualità, d’altronde, ha il suo prezzo.

Peccato che sia tutta una balla colossale. Sottoposto a test da parte di un assaggiatore professionista di caffè come Gianni Tratzi, risulta che il Kopi Luwak abbia un profilo aromatico più piatto rispetto ad altri caffè indonesiani ottenuti con metodi tradizionali e molto meno costosi.

Il fatto è che i “connoisseurs”, o supposti tali, non si accontentano del caffè comune e, non sapendolo distinguere al palato, si nutrono della storia che ci sta dietro. Meglio se singolare ed eccentrica, in modo da solleticare la fantasia e avere qualcosa da raccontare a tavola.

Il prezzo è giustificato non dalla qualità del prodotto, ma dalla narrazione (falsa), che trasforma un semplice caffè in un mezzo di distinzione sociale per ricchi ignoranti.

Immagine: Coffee Beans di Umer Shabib, CC BY 2.0, via Flickr

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