Assaggiare i tortellini di Morandi a New York
Articolo apparso sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore l’8 dicembre 2024, nella rubrica «Indovina chi sviene a cena»
Giorgio Morandi è stato il pittore del tempo e del silenzio. L’immobilità assoluta, eterna, traspare nei suoi dipinti in cui sono ritratti oggetti quotidiani, sospesi in uno spazio metafisico.
Bolognese di nascita, ha passato tutta la vita tra la casa in via Fondazza e quella estiva a Grizzana -oggi Grizzana Morandi- con la madre e le tre sorelle. È dalle loro mani che spunta un piccolo ricettario fatto di appunti, ritagli di giornale e descrizioni di piatti quotidiani che venivano preparati in casa Morandi, pubblicato qualche anno fa da Carlo Zucchini e Simone Sbarbati con il titolo Una straordinaria normalità (Corraini Edizioni).
Un paio di giorni fa, il Guggenheim Museum di New York ha ospitato un’asta dei dipinti e delle incisioni del pittore in occasione del 60° anniversario della sua scomparsa. Per tale evento gli organizzatori hanno voluto riscoprire anche il lato più familiare di Giorgio Morandi, riproponendo alcuni dei piatti a lui cari all’interno di una cena di beneficenza, il cui ricavato è stato devoluto a Save the Children. La scelta del cuoco non poteva essere casuale ed è caduta su l’unico che potesse rappresentare un trait d’union tra il pittore bolognese e la fondazione Guggenheim.
Stiamo parlando di Franco Cimini, patron dell’Antica osteria del Mirasole di San Giovanni in Persiceto, sublime interprete della classica cucina petroniana, più volte nominato migliore oste d’Italia. La sua lunga carriera inizia però come giovane aiuto cuoco all’hotel Gritti a Venezia, oggi come allora, una delle residenze più eleganti della città lagunare. Franco Cimini ricorda ancora che la loro cucina veniva visitata di tanto in tanto dall’eccentrica Peggy Guggenheim, accompagnata dagli inseparabili barboncini, desiderosa di conoscere i segreti dell’autentica cucina veneziana. Una singolare coincidenza che lega Franco Cimini, la cucina bolognese di Morandi e il Guggenheim Museum.
Tortellini alla panna (rigorosamente d’affioramento), torta di riso e budino sono stati i protagonisti della cena, oltre a una forma di Parmigiano Reggiano, stagionata amorevolmente dal casaro Dante Caretti, aperta per l’occasione. È così che Bologna rende omaggio a uno dei suoi più grandi artisti contemporanei.
Immagine: Tortellini und Pesto Rosso di sabotrax, CC BY 2.0, via Flickr
