La scandalosa forchetta da Bisanzio a Venezia
Articolo apparso sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore il 19 marzo 2023, nella rubrica «Indovina chi sviene a cena»
Il minimo che si può dire di Maria Argyra è che avesse nobili natali. Discendente della dinastia degli Argiri, era pronipote dell’imperatore bizantino Romano I Lecapeno e sorella del potente imperatore Romano III Argiro. All’alba dell’anno Mille Costantinopoli e Venezia erano legate da antichi vincoli politici ed economici, per questo motivo nel 1004 Maria Argyra venne data in sposa a Giovanni Orseolo, primogenito del doge di Venezia Pietro II Orseolo.
Sebbene Venezia all’epoca fosse una potenza di primo piano nello scacchiere mondiale, grazie alla sua potente flotta e alle sterminate ricchezze, non poteva uguagliare Bisanzio nella raffinatezza dei costumi. Maria Argyra era nata circondata dal lusso e quando si trasferì nella città lagunare non perse le abitudini a cui era stata educata fin da bambina. Suscitarono scandalo i suoi eccessi in fatto di pulizia personale e uso dei profumi e presto si sparse la voce che per lavarsi usasse unicamente la rugiada raccolta pazientemente dai suoi servi. Ma l’aspetto che colpì di più i contemporanei è che la dogaressa non toccava alcun cibo con le mani: lo faceva tagliare in piccoli pezzi dai suoi eunuchi e lo portava alla bocca utilizzando una piccola forchetta d’oro a due rebbi.
In Occidente la forchetta era un oggetto sconosciuto. Secoli prima era utilizzata in rare occasioni dagli antichi romani, ma l’imbarbarimento dei costumi ne aveva fatto perdere il ricordo. Bisanzio aveva invece conservato le raffinate usanze delle antiche famiglie patrizie che, in qualche caso, si erano addirittura accentuate.
Dell’introduzione di questo strumento alla corte veneziana ne parla in termini assai critici Pier Damiani, santo e padre della Chiesa. Ormai era trascorso oltre mezzo secolo dai fatti, ma il vescovo torna indietro con la memoria per sottolineare gli eccessi di Maria Argyra come causa della terribile morte che la colse, condannandola a una fetida cancrena durante la pestilenza che flagellò Venezia nel 1007. Secondo il santo questo spaventoso contrappasso era una giusta punizione per chi non aveva voluto nemmeno sporcarsi le dita con il cibo.
Pensateci la prossima volta che vi macchierete la camicia facendo la scarpetta: magari state evitando l’ira divina e una fine tremenda.
Immagine: Thanksgiving preparations di Muffet, CC BY 2.0, via Flickr
