Le scorpacciate di lasagne dei monaci nel Medioevo
Articolo apparso sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore il 18 settembre 2022, nella rubrica «Indovina chi sviene a cena»
Le lasagne non sono sempre state come le immaginiamo: quelle che cuciniamo oggi sono in realtà lasagne al forno, o per meglio dire, “timballi” di lasagne come si chiamano in Abruzzo. La lasagna di per sé è un formato di pasta, di solito un semplice quadrato o rettangolo largo tre o quattro dita, simili alle famose “lagane e ceci” che si fanno ancora oggi in meridione.
Sono queste le lasagne di cui parlano le fonti medievali che venivano condite solo con formaggio grattugiato e mangiate aiutandosi con un bastoncino appuntito, l’antenato della moderna forchetta.
Sembra che i più grandi appassionati di lasagne fossero i frati e la cosa era talmente risaputa da diventare un vero e proprio topos letterario. Ne parla già Salimbene da Parma nella sua cronaca del 1284 dove racconta del corpulento confratello Giovanni da Ravenna dicendo di non avere mai visto nessuno che «mangiasse tanto volentieri le lasagne con il formaggio». Questo frate in carne e ossa è il primo di una serie di personaggi che animano divertenti novelle e rappresentano lo stereotipo del monaco goloso e smaliziato.
Giovanni Sercambi e Sabadino Degli Arienti, due autori quattrocenteschi, ne forniscono altrettanti esempi: nel primo i monaci ingannano una coppia di semplici contadini dicendo loro che, se li avessero ospitati per la notte, avrebbero fatto penitenza mangiando 25 pietre. Ovviamente gli scaltri monaci si fanno servire prima le lasagne per fare il “fondo” allo stomaco e, tra una scusa e l’altra, non ingoiano nessun sasso, beffando i loro ospiti. Nella seconda novella i frati si avventano su un gigantesco piatto di lasagne fumanti scottandosi uno dopo l’altro, senza però avvertire i confratelli del pericolo.
L’amore per le lasagne era sicuramente dovuto alla loro prelibatezza, ma anche al fatto che erano una specialità vegetariana, pertanto potevano essere consumate anche il venerdì o da chi aveva abbracciato una dieta monastica.
La caratteristica di adattarsi alla dieta “di magro” imposta dal calendario liturgico, ha aiutato non poco la pasta a conquistare uno spazio stabile nella gastronomia della cattolicissima Italia e per questo dobbiamo ringraziare anche i monaci golosi, veri e propri sponsor delle lasagne.
Immagine: Free baked lasagna bowl image, CC0, via rawpixel
