Ciotola bianca piena di fave fresche sgranate su un tavolo di legno
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Le fave dei morti

Articolo apparso sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore il 1° novembre 2026, nella rubrica «Indovina chi sviene a cena»

Racconta Ovidio nei Fasti, che in occasione dei Lemuria veniva compiuta una cerimonia per cacciare gli spiriti inquieti dalle case, e le protagoniste erano le fave.

A mezzanotte, quando tutto taceva, il capofamiglia percorreva i corridoi della casa senza calzari facendo un segno di scongiuro che consisteva nell’infilare il pollice tra indice e medio nel pugno chiuso, perché nessuno spettro gli potesse comparire davanti nel silenzio. Si lavava le mani, raccoglieva un pugno di fave nere e le gettava alle spalle senza voltarsi, dicendo: «Con queste fave riscatto me e i miei». Ripeteva la formula nove volte senza voltarsi, toccava di nuovo l’acqua, faceva risuonare degli strumenti di bronzo e pregava altrettante volte i Mani paterni di uscire dalla casa.

Le fave venivano offerte in questi riti perché erano un cibo antico e, come spiega sempre Ovidio, i morti e gli dèi arcaici gradivano le vivande a cui erano abituati e non quelle straniere o raffinate. Un’altra ragione è che sui petali del fiore della fava i Romani leggevano «lettere di lutto», probabilmente una Θ greca, l’iniziale di thánatos, la morte, che si usava negli elenchi e nelle raffigurazioni per distinguere i vivi dai defunti.

Con il passare del tempo la religione romana è diventata mitologia, gli antichi riti sono scomparsi, le credenze abbandonate, ma il rapporto tra i morti e le fave è sopravvissuto fino ai giorni nostri.

Nel mondo cristiano le fave non venivano più gettate come offerta per placare le anime dei defunti, ma fino al secolo scorso era ancora usanza consumarle bollite e distribuirle ai poveri nel giorno dei morti. A questa consuetudine si è sovrapposta quella dei piccoli biscotti chiamati fave dei morti, insieme ad altri dolcetti tipici come le ossa dei morti. Lo ricorda un autore romano nei primi del Novecento: «Pe’ li Morti, se magneno le fava pe’ mminestra, e ppoi le fava da morto dórce e ll’ossa da morto». Ormai le fave lesse sono state completamente sostituite da quelle dolci, una tradizione viva in diverse regioni italiane.

I fantasmini di Halloween non sono poi così diversi dai Lemuri romani: alla richiesta di «dolcetto o scherzetto» potreste offrire le fave anziché le solite caramelle. Successo assicurato.

Immagine: Fava beans from farmers’ market di Jun Seita, CC BY 2.0, via Flickr

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