Carlo Petrini, l’uomo che fondò una contro-modernità
Articolo apparso su Il Sole 24 Ore (24+) il 27 maggio 2026
Quando nel 1993 Bettino Craxi uscì dall’Hotel Raphael sotto una pioggia di monetine, non finì soltanto una carriera politica. In quel gesto simbolico sembrò dissolversi un intero immaginario italiano. Era il declino della “Milano da bere”, dell’ottimismo consumista degli anni ottanta, della convinzione che il benessere privato avrebbe sostituito le grandi ideologie del Novecento.
Pochi anni prima, quasi in controtendenza, era nato un movimento destinato a segnare profondamente la cultura gastronomica contemporanea: Slow Food. Oggi, dopo la morte del suo fondatore Carlo Petrini, scomparso pochi giorni fa a 76 anni, appare ancora più evidente quanto Slow Food sia stato molto più di un fenomeno culinario, ma abbia rappresentato una risposta culturale alla crisi ideologica di quegli anni. Per capire Petrini bisogna infatti uscire dalla retorica del “buon mangiare”: Slow Food non nasce semplicemente per difendere i prodotti tipici o le trattorie di provincia, ma cresce dentro un vuoto politico e ideologico. È il prodotto di una generazione cresciuta nelle sezioni di partito, nell’associazionismo della sinistra e nelle feste dell’Unità, che improvvisamente si ritrova senza una grande narrazione collettiva.
Dopo gli anni settanta segnati da terrorismo e conflitto sociale, l’Italia degli ottanta sembra voler archiviare la politica come esperienza totalizzante. La televisione commerciale di Silvio Berlusconi regala un nuovo linguaggio basato su velocità, pubblicità e desiderio dove il consumo diventa identità. Le ricadute sul cibo sono inevitabili.
La protesta del 1986 contro l’apertura di McDonald’s in Piazza di Spagna a Roma ebbe allora un significato molto più profondo di quanto sembri oggi. Petrini intuì infatti che il fast food rappresentava non solo un diverso modo di mangiare, ma un diverso modo di vivere il tempo e le relazioni umane.
Carlo Petrini, attraverso Slow Food ha fondato una contro-modernità, non nostalgica, ma alternativa. Molto prima che diventassero temi mainstream ed entrassero nella coscienza collettiva, parlava di filiera corta, sostenibilità, spreco alimentare e tutela delle produzioni locali. Prima di altri comprese che il piacere poteva diventare uno strumento politico. Non rinunciò mai all’idea del godimento del cibo, ma cercò di sottrarlo alla logica del puro consumo.
Naturalmente il movimento non parla solo di tavola, ma soprattutto di come il cibo viene prodotto. Ridare dignità al lavoro dei contadini e ristabilire la sovranità alimentare rimangono due punti centrali del discorso. Il rischio però di idealizzare il passato rurale, anziché comprendere la complessità dell’agricoltura contemporanea è sempre stato presente nel movimento. Alcune campagne di retroguardia contro gli OGM o contro certe forme di agricoltura intensiva, pur corrispondendo in pieno ai principi del movimento, sono state considerate incapaci di distinguere tra critica legittima al modello industriale e rifiuto dell’innovazione tecnologica.
Eppure proprio questa tensione tra modernità e nostalgia spiega il successo di Slow Food. Il movimento criticava il capitalismo globale, ma nasceva anche grazie al benessere diffuso degli anni ottanta. Senza una nuova borghesia urbana colta, difficilmente sarebbe esistito un pubblico disposto a investire tempo e denaro in vini territoriali, presìdi gastronomici e prodotti “autentici”.
il grande successo di Slow Food racconta la storia del mondo occidentale che, mentre perdeva fiducia nelle grandi ideologie politiche, cercava nuovi luoghi in cui ricostruire un senso collettivo. È significativo che proprio il cibo, tradizionalmente considerato un tema minore, sia diventato uno dei principali terreni culturali degli ultimi quarant’anni.
Con Carlo Petrini scompare l’intellettuale che, meglio di chiunque altro, ha saputo leggere la gastronomia come fatto culturale totale. Se oggi attribuiamo valore al cibo non soltanto perché nutre, ma per ciò che rappresenta, lo dobbiamo in larga parte alla sua visione.
Immagine: Garden Snail di SidPix, CC BY 2.0, via Flickr
