Ma quanto odio contro la pizza all’ananas!

Ma quanto odio contro la pizza all’ananas!

Articolo apparso sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore il 2 febbraio 2025, nella rubrica «Indovina chi sviene a cena»

Il collega e amico Gabriele Paleari qualche giorno fa mi ha girato la notizia di una pizzeria di Norwich che ha inserito la pizza all’ananas sul menù on-line per l’asporto con un commento di questo tipo: «Puoi averla per 100 sterline. Ordina anche lo champagne! Avanti così, mostro!».

Come la maggior parte delle pizzerie, anche questa poteva decidere di non inserire l’hawaiian pizza in carta, d’altronde esistono innumerevoli gusti che nessuno si aspetta di trovare. Se vado in pizzeria e non c’è la pizza con l’astice alla catalana, oppure con il lampredotto, non posso lamentarmi. Mettere invece quella all’ananas a 100 sterline -oltre a essere una geniale pubblicità- è una dichiarazione di guerra e una difesa della pizza tradizionale. Non mi sarei stupito più di tanto se il proprietario o il pizzaiolo fossero stati di origine italiana, magari di emigrati di prima generazione, e invece nemmeno quello. Anzi il loro locale propone anche gusti non proprio canonici, come la pizza con polpette, cipolla rossa e olio aromatizzato all’aglio, che non è esattamente la cosa più partenopea che si possa immaginare.

Allora perché tanto odio nei confronti della pizza all’ananas?

Nata oltre sessanta anni fa in Canada dall’ingegno di Sam Panopoulos, un immigrato greco ispirato dai sapori della cucina cinese e dalla cultura Tiki, l’hawaiian pizza poteva semplicemente rimanere relegata nella nicchia dei suoi estimatori: invece è diventata l’epitome di ciò che è “contro natura”. Simbolo supremo dell’accostamento scorretto, icona della trasgressione culinaria nel senso più abbietto, dimostrazione plastica degli esiti infausti di una certa evoluzione gastronomica, negli anni la pizza all’ananas ha assunto una funzione precisa: quella di parafulmine.

Quale metodo migliore per affermare la propria adesione alla tradizione culinaria, se non additare con disgusto ciò che non si può fare? La critica al modello sbagliato ci pone immediatamente dalla parte giusta, senza possibilità di errore. Nella nostra concezione del cibo abbiamo bisogno di sapere che esistono ancora limiti da non superare, al di là delle mode gastronomiche.

La pizza all’ananas non serve per essere mangiata, ma per essere odiata e farci sentire più buoni.

Immagine: Project 365 Day 35: Cold pizza di Peter O'Connor aka anemoneprojectors, CC BY-SA 2.0, via Flickr

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