Fotografare prima dei pasti

Fotografare prima dei pasti

Articolo apparso sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore il 4 febbraio 2024

Forse qualcuno si ricorderà uno spot IKEA del 2016. La scena era ambientata nel Settecento o giù di lì e un pittore di corte, chiamato dallo scampanellio del padrone di casa, accorreva con pennelli e colori per ritrarre una tavola imbandita. Subito dopo, un paio di maggiordomi afferravano il quadro e percorrevano in tutta fretta la campagna in carrozza, piombando nelle case dei dintorni per mostrare il dipinto ai vicini che alzavano o abbassavano il pollice per esprimere il loro apprezzamento. La cena aveva inizio solo al ritorno dei maggiordomi con il responso positivo, per il sollievo di tutta la famiglia.

Si trattava di una chiara parodia del food porn che, posto in forma analogica, svelava un risvolto davvero esilarante.

Solo 10 anni prima questo spot non sarebbe stato capito, anzi, non avrebbe proprio avuto senso. In quel decennio, infatti, siamo stati testimoni di un cambiamento epocale: la nascita dei social media.

Era il gennaio 2004, quando il diciannovenne Mark Zuckerberg iniziò a programmare un sito web destinato a cambiare il mondo: Facebook. Inaugurato esattamente il 4 febbraio 2004 era pensato per essere la versione digitale degli annuari scolastici americani e nessuno si sarebbe aspettato un tale successo, nemmeno il suo creatore. Nel giro di 3 anni figurava già nella classifica dei 10 siti più visitati al mondo e al primo posto negli Stati Uniti per foto visualizzabili.

Secondo le ultime stime diffuse da Facebook, nel 2023 il sito ha superato i 3 miliardi di utenti, raggiungendo il 40% della popolazione mondiale. Numeri impressionanti nonostante la comparsa degli altri social media come Instagram (che fa sempre capo alla società Meta) e la piattaforma cinese Tik Tok che si rivolge a un pubblico più giovane. In questi anni, Facebook e i social in generale hanno contribuito a plasmare profondamente le nostre reti sociali, il modo di comunicare e di informarci, insomma hanno provocato un cambiamento antropologico epocale. Questa rivoluzione non poteva certo risparmiare il cibo.

Al di là della divertente parodia dello spot IKEA, avete mai conosciuto qualcuno che fotografasse una portata al ristorante prima che esistessero i social? La possibilità di condividere in tempo reale le immagini dei nostri piatti preferiti ha innescato una reazione destinata a mutare il nostro rapporto con la cucina rendendo preponderante l’aspetto estetico. Il bello da vedere, e non solo buono da mangiare, ha indirizzato i nostri sforzi: riprodurre in foto la cremosità di una salsa, la lucentezza di una ganache, la perfetta rosolatura di un arrosto è diventato il nostro mantra. Forse non siamo diventati cuochi migliori, ma fotografi certamente sì.

Tutto ciò ha determinato uno slittamento semantico verso lo spettro visivo a scapito degli altri sensi, innescando strani effetti sinestetici. Ormai pensiamo che basti vedere una foto sul cellulare per giudicare il grado di cottura di uno spaghetto, percepire la temperatura interna di una bistecca e valutare la croccantezza di un fritto.

D’altronde negli ultimi vent’anni siamo stati sottoposti a un fuoco incrociato di informazioni visive riguardo il cibo. Il lancio delle prime trasmissioni televisive destinate a diventare format di successo come Hell’s Kitchen e Masterchef avviene rispettivamente nel 2003 e nel 2005, esattamente gli stessi anni della nascita di Facebook. Imparare i trucchi del mestiere dai grandi chef sembrava alla portata di tutti e alla fine ci siamo trovati a fare i nidi di spaghetti arrotolandoli con le pinze dentro i mestoli. Abbiamo imparato a memoria i nomi degli stellati, ma per quanto riguarda le abilità ai fornelli è stato un po’ come imparare il kung fu guardando i film di Bruce Lee. L’unica ricaduta positiva nel mondo reale è stata la creazione di nuovi percorsi formativi dedicati a futuri chef e comunicatori, oltre a una sensibilità diffusa nei confronti di ciò che mangiamo. Forse alcune tecniche sono percolate più velocemente dall’alta cucina a quella casalinga, basta pensare al successo delle cotture a bassa temperatura, ma in generale siamo sempre più fedeli alle nostre vecchie ricette.

Nuovi media e cucina, per qualche motivo, hanno conosciuto un’ascesa parallela negli ultimi vent’anni. Dalle ultime indagini i piatti più postati su Facebook e Instagram sono la pizza, il gelato e il sushi, gli stessi che stanno conoscendo un grande successo di mercato, ma chi può dire se sia una causa o un effetto della loro esposizione sui social?

Difficile anche prevedere come si evolveranno le tendenze del futuro, d’altronde se ci guardiamo indietro, nessuno avrebbe potuto immaginare che saremmo arrivati a questo punto. Citando Zerocalcare e il suo sguardo lucido sulla realtà contemporanea: «Se vent’anni fa ti avessero chiesto cosa avresti guardato nella TV del futuro che avresti risposto? “Tornei di lotta tra dinosauri clonati”; e se ti avessero detto che avresti guardato gare di gente che cucina? “Allora guardo mi nonna che capa i fagiolini alle cinque di mattina”.

Immagine: Everybody loves food photography di giulian.frisoni, CC BY 2.0, via Flickr

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