E così Santo Stefano finisce in polpette

E così Santo Stefano finisce in polpette

Articolo apparso sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore il 19 dicembre 2021, nella rubrica «Indovina chi sviene a cena»

Natale e Santo Stefano sono due festività che riassumono il paradigma dei nostri comportamenti alimentari: da una parte il consumismo più sfrenato, giustificato dal clima festivo, e dall’altra il senso di colpa di fronte agli avanzi lasciati in frigo che verranno irrimediabilmente buttati. Sono bravi tutti a fare un sontuoso pranzo di Natale, ma il professionismo si vede nel riciclo degli avanzi del giorno dopo e, in questo senso, Santo Stefano è diventato una sorta di santo dell’antispreco, il patrono di come dovrebbero andare le cose in un mondo ideale in cui chi consuma, dovrebbe almeno farsi carico di non buttare il cibo. Se state pensando che basti riscaldare gli avanzi, state sbagliando strada: per riutilizzare il cibo avanzato occorre pazienza, tempo e un po’ di ingredienti freschi, solo allora otterrete piatti degni di questo nome. La pasta è più facile da riutilizzare: alcune volte basta davvero tirarla in padella fino a che non fa un po’ di crosticina, oppure nella classica frittata, o ancora pasticciata con la besciamella e infornata, invece la carne con cui si fa il brodo rappresenta la vera sfida. Quando parlo di avanzi si scatena la nonna papera che è in me, per cui allacciate il grembiule! Per iniziare con il manzo lessato si possono fare gli spaghetti alla picchiapò in cui si fa una specie di ragù alla bolognese, con un battuto di sedano, carota e cipolla rosolato in un po’ di pancetta tritata a cui si aggiunge il lesso sfilacciato, oltre alla solita passata di pomodoro, o meglio, il triplo concentrato sciolto in una tazza di brodo. Immancabili a Santo Stefano anche le polpette in cui il bollito si impasta con i salumi avanzati o il ripieno dei tortellini rimasto, uova, parmigiano e pangrattato. Magari in mezzo anche una patata lessa schiacciata oppure, se volete dare il tocco gourmet, potete aggiungere un po’ di panettone intinto nel latte e strizzato, inclusa l’uvetta e i canditi che ci stanno benissimo. Fate le polpette grosse come una noce, impanatele e friggetele, poi decidete voi se ripassarle nel sugo -magari con le verdure avanzate- o mangiarle così, ancora calde. Anche se non siete cuochi stellati, basta avere un po’ di buonsenso per passare un buon Natale e un ottimo Santo Stefano antispreco, per il bene di tutti.

Immagine: Polpette in Agrodolce di luca.sartoni, CC BY-SA 2.0, via Flickr

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