E il maccherone in piazza divenne antifascista
Articolo apparso sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore il 23 luglio 2023, nella rubrica «Indovina chi sviene a cena»
Il 25 luglio 1943, esattamente 70 anni fa, dopo 21 anni di dominio politico, cadeva il governo fascista e Benito Mussolini veniva arrestato. La guerra sarebbe continuata ancora per due tragici anni, ma pochi avrebbero sospettato un epilogo così lungo: era il momento di festeggiare.
A Campegine, la famiglia Cervi decise di chiamare tutti i cittadini in piazza per celebrare l’avvenimento con una grande mangiata di pastasciutta. Da allora in molti luoghi d’Italia si continua a ricordare la caduta del fascismo con la “pastasciutta antifascista” a base di spaghetti o maccheroni al pomodoro.
Ma cosa mangiarono davvero i Cervi e gli altri abitanti di Campegine nella bassa reggiana? Non certo pasta di grano duro, costosa e quasi introvabile in quegli anni difficili e nemmeno la salsa di pomodoro.
Ce lo ricorda Eletta Bigi, staffetta partigiana classe 1925. La famiglia Cervi mise insieme diversi quintali di farina, ovviamente di grano tenero, e la portò dal fornaio Armando Cocconi che aveva un torchio per la pasta nel proprio laboratorio. In poche ore erano pronti 350 chili di maccheroni. Forse maccheroni lunghi e sottili, simili a bucatini, ma su questo punto non fa chiarezza nessun testimone dell’epoca.
Come cuocere una tale quantità di pasta? Risolsero usando le grandi caldaie per fare il formaggio e, dopo averla scolata, la condirono con il burro e il parmigiano messi a disposizione dai caseifici della zona.
In piazza li aspettava una folla di persone, ognuna con il proprio piatto in mano, e anche i carabinieri furono convinti che non si trattava di un assembramento illegale, ma solo di gente che aveva fame.
Dal punto di vista gastronomico fu un evento particolare perché i contadini di Campegine, non avendo altro a disposizione, risolsero facendo i maccheroni con un metodo antico: grano tenero impastato solo con acqua, ottenendo una pasta molto più morbida rispetto a quella a cui siamo abituati. Per condirla usarono burro e parmigiano che, per secoli, ha rappresentato l’unico modo di servire la pasta.
Sarà un caso, ma sembra che i sogni degli italiani di fronte alla fame, tornino indietro nel tempo al paese di Bengodi descritto da Boccaccio, dove i maccheroni rotolavano giù da una montagna di parmigiano e «chi più ne pigliava più se n’aveva».
Immagine: Colle Ameno lug 2021 abc1 di Patafisik, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
