Che pasticcione intorno all’erbazzone!
Articolo apparso sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore il 10 maggio 2026, nella rubrica «Indovina chi sviene a cena»
L’erbazzone reggiano, tipica torta salata ripiena di spinaci, bietole e Parmigiano Reggiano, è entrato ufficialmente nel sistema delle Indicazioni Geografiche: dal 27 marzo scorso è diventato un prodotto IGP.
D’ora in poi potranno fregiarsi del nome “erbazzone reggiano” solo gli esemplari realizzati secondo il disciplinare depositato e prodotti esclusivamente all’interno della provincia di Reggio Emilia. La norma si applica sia alla produzione artigianale sia a quella industriale. Fin qui nulla di sorprendente: l’erbazzone vanta uno stretto legame con il territorio e la sua ricetta appartiene stabilmente alla tradizione italiana.
Se non fosse per un dettaglio. Anni fa, prima dell’avvio dell’iter di registrazione, l’azienda astigiana Sfoglia Torino aveva acquisito lo storico marchio reggiano Righi, il cui prodotto di punta era proprio l’erbazzone reggiano. Dopo l’acquisizione, Sfoglia Torino ha continuato a produrlo con la stessa ricetta e lo stesso marchio, senza modificare le caratteristiche a cui i consumatori erano affezionati. Ha però scelto di concentrare la produzione nel proprio stabilimento in provincia di Asti, spostandola quindi fuori dal territorio reggiano.
Nel frattempo, cinque aziende della Provincia reggiana si sono riunite avviando il percorso per il riconoscimento IGP dell’erbazzone, identico a quello già commercializzato da Sfoglia Torino con il marchio Righi. Nessuna differenza anche riguardo gli ingredienti, visto che il disciplinare non impone che siano utilizzate materie prime provenienti dall’area di tutela (un aspetto consentito dall’IGP).
Quando la proposta di riconoscimento viene pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Sfoglia Torino presenta opposizione al TAR, senza però ottenere alcun esito.
In sintesi: le materie prime possono provenire da qualsiasi territorio, la ricetta coincide con quella storica (condivisa dal marchio Righi) e il metodo produttivo non cambia. L’unica differenza è il luogo di produzione industriale. Risultato: divieto di utilizzare la denominazione “erbazzone reggiano” per l’astigiana Sfoglia Torino.
In casi come questo, viene da chiedersi se lo strumento dell’IGP rappresenti una forma di tutela o piuttosto un meccanismo per limitare la concorrenza.
Immagine: Spinach pie di SaucyGlo, CC BY 2.0, via Flickr
