Dattero solitario, fresca bontà sconosciuta
Articolo apparso sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore il 1° ottobre 2023, nella rubrica «Indovina chi sviene a cena»
I datteri hanno una lunga storia nella nostra cucina che risale all’antichità. Già Apicio ne parlava come ingrediente per i piatti dell’antica Roma, dove venivano persino utilizzati per addolcire il vino. Questo antico frutto continua ad essere apprezzato per il suo elevato contenuto zuccherino che, tra le altre cose, permette di conservarlo semplicemente lasciandolo asciugare all’aria. Questa pratica si rivela estremamente utile, soprattutto quando gli altri frutti tendono a deteriorarsi nel tempo. Grazie a questa caratteristica, i datteri possono essere facilmente trasportati e consumati anche mesi dopo la raccolta, un tratto che condividono con altri due frutti molto noti: i fichi e l’uva. Insieme alla frutta a guscio, sono stati protagonisti da sempre delle tavole durante i mesi invernali, quando la frutta fresca scarseggiava.
Tuttavia, esiste una differenza fondamentale: mentre siamo abituati a consumare fichi e uva anche freschi, i datteri, nella loro forma originale, sono praticamente sconosciuti. Solitamente li troviamo in commercio con diversi livelli di disidratazione e quelli più grandi e morbidi vengono comunemente denominati “datteri freschi”, anche se, ovviamente, non lo sono. Trovare datteri appena raccolti nel nostro paese è una sfida, ma se vi capita, non esitate: sono strepitosi. Sono di solito di piccola pezzatura, presentano una buccia turgida con colori vivaci che vanno dal giallo all’arancione, una consistenza croccante e una polpa dolcissima leggermente acidula. Personalmente, li ho scoperti al Kleinmarkthalle, un mercato storico di Francoforte, ma in Italia, stranamente, sono praticamente assenti. La raccolta inizia in questo periodo e si protrae per tutto l’autunno, a seconda della qualità dei datteri. È incredibile che un frutto così delizioso non abbia ancora conquistato un posto di rilievo sui nostri mercati, rimanendo relegato al comparto della frutta secca. Forse non raggiungerebbe il successo dell’avocado, ma sicuramente potrebbe competere con molti altri frutti esotici presenti nella grande distribuzione. Se dovessi fare una previsione per i prossimi anni, scommetterei sul successo del dattero fresco, una delle poche specialità rimaste ancora escluse dal commercio, nonostante il suo alto potenziale gastronomico.
Immagine: Dates, anyone? di jemasmith, CC BY 2.0, via Flickr
