La «ricotta» di Pasolini metafora del progresso
Articolo apparso sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore il 6 marzo 2022, nella rubrica «Indovina chi sviene a cena»
Il 5 marzo 1922 nasceva Pier Paolo Pasolini ed esattamente 60 anni fa girava “La ricotta” una metafora sull’arcaica società italiana che stava entrando a grandi passi nel mondo moderno e consumistico.
Il sogno del progresso attraversò il Paese come una scossa, cambiandone completamente il volto nel giro di una generazione, ma non fu un passaggio indolore né privo di contraddizioni.
Il breve episodio pasoliniano mette in scena la realizzazione di un film sulla crocifissione di Cristo con Orson Welles nella parte del regista distante e dispotico che dirige attori e comparse, tra cui Stracci, il ladrone buono. Dopo avere lasciato il cestino del pranzo alla famiglia che lo aveva raggiunto sul set, Stracci cerca disperatamente qualcosa da mangiare e alla fine si ingozza con gli avanzi dell’ultima cena lanciate da un pubblico divertito, fino a morire di indigestione durante le riprese mentre è legato alla croce.
Come sempre Pasolini ci sorprende per la lungimiranza del suo racconto dove l’atavica fame delle classi più povere viene sì soddisfatta, ma con esiti fatali. La chiave alimentare utilizzata nella narrazione non è scelta a caso per rappresentare la nostra società che nel corso dell’ultimo secolo ha allontanato lo spettro delle carestie grazie ai progressi compiuti in agricoltura e nella conservazione del cibo. Nelle nazioni più ricche il cibo è abbondante ora più che mai e, mentre i poveri un tempo erano denutriti, oggi è tutto l’opposto e sono la classe più esposta all’obesità e alle malattie connesse. Sembra un paradosso, ma l’enorme disponibilità di cibo, perlopiù di bassa qualità, è diventata una condanna proprio per coloro che storicamente non avevano di che sfamarsi. Gli alimenti da sempre sognati come il pane bianco e la carne nel giro di poche decine di anni sono arrivati su tutte le tavole: un cambiamento repentino che non è stato accompagnato da un’adeguata educazione alimentare. Il risultato è un’abbuffata perenne che ha esiti fatali, per noi e per il pianeta di cui stiamo velocemente consumando le risorse naturali.
Il progresso ha eliminato il timore delle carestie, ma in cambio ci ha consegnato un universo di cibi tanto invitanti quanto pericolosi.
Insomma, ci siamo liberati della fame e ora dobbiamo avere paura dell’appetito.
Immagine: On the grill – Banana, Ricotta, Almond, Maple Syrup Crepe – Concorde Creperie di avlxyz, CC BY-SA 2.0, via Flickr
